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La Conservazione - Essiccazione
Naturalmente potete adoperare fresche tutte le piante officinali; anzi, in questo caso la loro efficacia è massima. Se però si vuol godere più a lungo del proprio tesoro di erbe, non resta che essiccarle: questo è uno dei più antichi, semplici e sicuri metodi di conservazione. Se però viene fatto senza cognizione di causa, c'è il rischio di distruggere completamente le sostanze attive delle piante medicinali. Le piante officinali non vanno lavate prima di essere essiccate. Si fa eccezione per le radici: lavatele brevemente in acqua fredda per liberarle dei residui di terra. Non è consigliabile spazzolarle perchè si possono portar via delle cellule e provocare così la fuoriuscita delle sostanze attive. E ora l'essiccazione. Dopo la raccolta non perdete tempo; quanto più procederete rapidamente e tante meno sostanze attive andranno perdute. Foglie e fiori vanno distribuiti in uno strato sottile: su di una griglia, sul fondo di una cassetta da frutta o in uno speciale essiccatoio. Potete anche mettere sotto della carta bianca pulita. È importante che l'aria possa arrivare alle piante anche da sotto. Le foglie vanno toccate il meno possibile e mai compresse, altrimenti si macchiano malamente di nero. Nel caso abbiate raccolto diverse specie: non le mescolate mai; una volta secche è ben difficile distinguerle! Getti o piante interi vanno legati, le radici grosse vanno tagliate nel senso della lunghezza e infilate o poste orizzontalmente. Portate ora le vostre erbe in un posto aerato e ombreggiato. Solo pochissime piante sopportano durante l'essiccazione la luce diretta del sole. Soprattutto le piante molto odorose non devono essere esposte al sole altrimenti gli importanti oli essenziali evaporano rapidamente. Ideale per l'essiccazione delle piante è un portico o una soffitta ben aerata. Le piante sono pronte per essere conservate quando sono fragili e se piegate si spezzano come vetro. Attenzione: le piante si possono anche seccare eccessivamente e allora si riducono in polvere appena a sfiorarle e non hanno più alcuna efficacia. Le erbe seccate troppo poco possono a loro volta andare a male più tardi. Bisogna sviluppare un po' di tatto. Per orientarsi grosso modo: d'estate fiori e foglie necessitano per seccarsi dai tre agli otto giorni, in primavera e autunno il processo può prolungarsi notevolmente. Se le erbe sono state poste molto ravvicinate è bene girarle di tanto in tanto cautamente. Lasciate alle aziende specializzate l' essiccazione delle piante con il calore artificiale. Solo con le radici non può succedere granché; in questo caso è permesso finire di essiccare nel forno le radici spaccate a metà. La temperatura non deve superare i 45° Celsius. Non fidatevi del termostato ma misurate anche con un termometro da forno. Se avrete fatto tutto per bene, le piante secche saranno rimaste verdi; neanche i fiori dovranno aver perduto completamente il loro colore; è meglio gettare via le piante che sono diventate marroni... ma non perdetevi d'animo, la prossima volta andrà sicuramente meglio !
Perché le piante essiccate mantengano il più a lungo possibile la loro efficacia devono essere conservate con cura, il che nella maggior parte dei casi significa: all'asciutto e al fresco, protette dalla luce e dall'aria. Impiegate a questo scopo vasi di porcellana o di vetro scuro con tappi molati che chiudono molto bene. Questi vasi non sono proprio economici ma i contenitori di plastica non rappresentano un'alternativa! Anche le scatole di latta sono utilizzabili solo fino a un certo punto perché alcune sostanze vegetali sono sensibili al metallo. Per tempi piuttosto brevi potete conservare le vostre piante anche in cartoni o buste di carta. Prima però le erbe vanno frantumate grossolanamente e le radici tagliate a pezzetti. Le piante molto profumate con un alto contenuto di oli essenziali si conservano al meglio intere perché così gli oli vanno persi meno facilmente. Neanche i delicati fiori vanno spezzettati. Ricordatevi di indicare sui contenitori le piante contenute, in seguito è ben difficile riconoscere dai frammenti di un verde opaco di quale pianta si tratti. Una cosa che si dimentica spesso: annotate sempre sull'etichetta la data di confezionamento ! Le piante perdono a poco a poco la loro efficacia e al più tardi dopo un anno devono essere sostituite. E allora si vedrà se la vostra foga di raccoglitori è stata superiore al vostro reale fabbisogno! Una volta riposta la vostra scorta di erbe le cure non sono ancora finite. Circa una volta al mese dovreste controllare che le vostre provviste non inizino ad andare a male o siano state assalite da insetti... Nonostante la massima cura non si può escludere del tutto questa possibilità. Tenete d'occhio soprattutto i fiori. Se dovessero iniziare a diventare marroni o a cambiare odore. . . buttateli subito! Ciò vale per esempio per i fiori del verbasco che sono efficaci solo fintanto chè conservano il loro colore giallo brillante. Forse qualcuno si chiederà a questo punto se la raccolta e l'essiccazione delle piante officinali non siano troppo faticose. Tanto più che l'erboristeria o la farmacia specializzata offre prodotti di altissima qualità.
Achillea
Ha fusto slanciato, con foglie pennate finemente, frastagliate e lunghe, fiorellini di colore bianco e rosato raccolti in corimbi, è costituita da olio essenziale, resina, tannino, alcaloide, glucosidi, acidi organici, potassio e sostanze azotate. La sua diffusione è in larga scala, in montagna ed in pianura, nelle zone incolte e lungo i sentieri. Ha spore agro-amaro ed ha profumo leggero di fiori di gelsomino La si raccoglie nel periodo estivo e si utilizza la parte delle sommità fiorite, in farmacia viene usata come cicatrizzante ed antisettico, nell’antichità veniva usata anche per curare le ulcere tramite tisane e come cataplasma per le piaghe. I vecchi contadini usavano i semi racchiusi in un sacchetto ed immersi nelle botti per sfruttarne le proprietà di conservazione del vino.
Ricetta: Salamelo all’achillea: Occorrono 400 gr, di carne trita (manzo o maiale), aggiustare con sale, un pizzico di pepe, aromi misti tritati (timo origano,santoreggia, melissa ecc) ed un a manciata di fiori tritati di achillea. Bagnare con 10 cl. vino rosso, lavorare bene l’impasto e lasciare riposare per circa 2 ore, porre quindi l’impasto in un foglio di alluminio o pellicola per alimenti, arrotolarlo, chiuderne le estremità e formare un salamello, adagiarlo in acqua bollente salata ed aromatizzata con aglio, alloro, sedano e salvia per circa 15 minuti.
Agrimonia
L’Agrimonia eupatoria appartiene alla famiglia delle rosacee è una pianta erbacea comune che cresce nelle zone erbose ed ai margini dei boschi, presso macerie, in luoghi isolati ed ha il fusto ramificato solo nella parte finale. I suoi fiori sono gialli riuniti in pannocchie semplici e può raggiungere i 70 cm . di altezza. I suoi componenti sono : tannino, oli essenziali, acidi fenolici, acido ascorbico, tiamina e tracce di alcaloidi. Assai considerata anticamente veniva usata con aceto e Artemisia per qualsiasi tipo di ferite, oggi trova applicazione nelle forme infiammatorie delle mucose orofaringee. E’ inoltre un buon tonico per la voce, per le forme gastrointestinali e per curare pulire le ulcerazioni. E’ pure utilizzata in alcune forme allergiche come il raffreddore, asma, congiuntiviti e dermatiti, ha discreto effetto anestetizzante ed è utile anche per la stimolazione delle funzionalità epatiche e delle vie urinarie. Si raccolgono le sue parti aeree poco prima e durante la fioritura, le foglie ed i capolini dei fiori vanno tolti dai rami più duri e si fanno essiccare, possibilmente in zona ventilata ed all’ombra.Si utilizza la droga costituita dalla parte aerea per infusi, un cucchiaio in una tazza di acqua bollente, lasciare in fusione per 15 minuti e berne tre tazze al giorno; come collutorio 30 gr. di droga in mezzo litro di acqua e far bollire, ideale per la gola e le gengive. Ottimo anche il the preparato con un cucchiaino di droga secca in 25° ml di acqua bollente e lasciato per 10 minuti, poi filtrare. In cucina si usano le foglie della rosetta basale nelle zuppe e negli sformati, leggermente aromatica ha un sapore agro-amaro.
Aglio Orsino
Appartiene alla famiglia delle liliacee, cresce nei boschi freschi montani e submontani di latifoglie e vicino ai ruscelli di acqua sorgiva. Ha foglie di colore verde chiaro di forma allungata dal forte odore d’aglio. Il gambo può raggiungere i 30 cm ed in alto ha fiori a forma stellare, si compone di sostanze solforate, oli essenziali e vitamina C. Ha proprietà depurative soprattutto a livello intestinale con azione antiputrida e regolamentare delle funzioni, è assai adatto per le cure primaverili come depurativo e per le patologie croniche della pelle.E’ bene ricordare che le foglie vanno utilizzate fresche ed appena colte durante la stagione primaverile, i bulbi invece si possono cogliere d’ estate e poi conservati nel freezer per uso domestico.L’Aglio Orsino è più digeribile dell’aglio comune poiché contiene meno zolfo. Per un infuso prendere una manciata di foglie fresche tagliate e porle i n una tazza d’acqua bollente, lasciare in infusione per 15 minuti e berne 2-3 tazze al giorno., utile a chi soffre di meteorismo, fermentazioni intestinali, stipsi, è un antifermentativo intestinale. In cucina si usa per salse, minestre e trifolature. Ricetta: Lumache all’Aglio Orsino: Occorrono 600 gr. di lumache sgusciate, ben tagliuzzate e lessate, mettere 50 gr. di burro in una padella e far saltare per circa altri 5 minuti le lumache, aggiungere una manciata di prezzemolo tritato con dell’Aglio Orsino e continuare la cottura ancora per 5 minuti. (noe)
Alchemilla
Pianta medicinale poco nota, ma ben utilizzata in alcune tradizioni gastronomiche popolari oltre ad essere assai ricercata da raffinati cultori di infusi che adoperano le foglie essiccate unite ad alcune foglie di primula nel the cinese, per dare alla bevanda un gusto leggero e particolare. Nella ”medicina naturale” l’alchemilla è usata contro l’angina, contro l’ipertensione, l’arteriosclerosi e la congiuntivite.Nella Valle d’Aosta durante l’alpeggio i mandriani facevano bollire l’alchemilla e con l’acqua di cottura ottenuta abbeveravo il bestiame. Secondo la tradizione, .il latte forniva il doppio della panna normalmente ottenuta. Pare che il formaggio migliore provenisse da pascoli di alchemilla e di bistorta, frequente nelle regioni alpine ed appenniniche. L’alchemilla, come altre erbe medicinali, entra anche a far parte dei profumi e dei sapori della cucina più genuina, una ricetta semplice a base di questa erba medicinale contenente acidi organici, tannino, lipiidi, glucidi, amido e che fiorisce in primavera è la seguente: Pantrito all’alchemilla.
In un tegame fondere 50 gr. di burro, aggiungere 200 gr. di pane precedentemente tostato in forno e quindi grattugiato, passarlo nel burro aggiungendo del brodo fino a rendere il tutto un impasto piuttosto liquido e far sobollire per qualche minuto. Se il composto diviene troppo denso aggiungere dell’altro brodo, quindi unire una bella manciata di alchemilla, qualche foglia di salvia fresca, 200 gr. di Formai e mescolando in continuazione per evitare che si attacchi al fondo, servire ben caldo. (noe)
Asperula
Asperula odorata detta anche stellina odorosa, ovvero la buona stella del fegato, una graziosa pianta che cresce nel sottobosco. Il suo profumo si sviluppa durante l’essiccazione, l’asperula odorosa è formata da cumarine, lipidi , vitamina C (le foglie), pigmenti ed ha sapore gradevole ma amaro. Nell’antichità si diceva che bevendo una tazza di the di asperula ogni giorno ci si isentiva in ottima salute ed in piena forma. In Germania l’intera pianta macerata fornisce ancora durante il mese di maggio, un vino apprezzato per le sue proprietà toniche e digestive ed è insostituibile quale rimedio per le cure disintossicanti primaverili. In cucina la si utilizza in un misto di erbe per zuppe e sformati. Ricetta: scaloppe al vino d’asperula: prendere 600 gr. di fesa d’agnello o altro e tagliarla a fettine, in una padella fare fondere 50 gr. di burro,passare nella farina bianca le fettine ed adagiarle nella padella a rosolare da entrambi i lati, bagnarle con del vino d’asperula e portarle a cottura. Per preparare il vino d’asperula: macerare 300 gr. di asperula in un litro di buon vino bianco e lasciare per circa 20 giorni, filtrare e conservare in una bottiglia tenuta in zona oscura, per evitare che il vino si spogli.
Amarella (Assenzio selvatico)
Si tratta di una pianta assai diffusa nella brughiera lombarda e nel vercellese, cresce in luoghi incolti, sulle macerie, nelle praterie al piano e nella bassa montagna. Assomiglia all’Assenzio, ma si differenzia dalle foglie che sono vellutate nella parte inferiore, ha odore pungente e sapore amarognolo. Ha fusto erbaceo ramificato di colore bruno rossastro con striature longitudinali, la si usa nella termogenoterapia poiché ha gli stessi principi dell’agopuntura: cioè si brucia un mucchietto di foglie a cono su determinati punti del corpo. Le sue sostanze amare la rendono utile come aromatizzante, digestivo e stimolante dell’appetito. La pianta è leggermente tossica, non va somministrata alle donne incinte, presa in dosi elevate può persino essere nociva alla salute.
I suoi costituenti sono: olio essenziale, resina, tannino, mucillagine, le foglie contengono le vitamine A1-B1-B2- C, ha proprietà antispasmodiche. In cucina viene utilizzata come aromatizzante su cibi caldi (tossine tremolabili) Come stimolante dell’appetito si può usare il vino di Artemisia: lasciare macerare per una settimana 5 gr. di sommità fiorite in un litro di vino bianco secco ad alta gradazione, filtrare bene e consumarne un bicchierino prima del pasto principale. Molto aromatica la sua inflorescenza che durante l’inverno si essicca sulla pianta e si raccoglie in primavera.
Altea
Pianta delle malvacee, nota anche come bismalva, una specie di vegetale ricca di mucillagine, sali minerali, glucidi, vitamina C ed asparagina. Le sostanze mucillaginose sono circa il 25% e le zuccherine il 10% della composizione totale. Ha fusto cilindrico di colore verde, le foglie morbide e spicciolate, ovali ed appuntite, irregolarmente dentate. L’altea come la malva, ha proprietà emollienti e viene utilizzata nelle forme di affezioni bronchiali e nelle malattie delle vie respiratorie, tutte le sue parti essiccate vengono utilizzate per bagni emollienti. La pianta predilige luoghi umidi e paludosi e può raggiungere un metro e mezzo di altezza. Un suo infuso è utile contro il catarro e lo si prepara con 25 gr. di fiori in un litro di acqua bollente; lasciare riposare l’infuso per circa 10 minuti, filtrare e sorbirlo durante il corso della giornata. Per il mal di gola si usano 10 gr. di foglie ed 1 gr.di petali di papavero in una tazza da caffelatte bollente, anche per questo attendere un quarto d’ora, poi filtrare e gargarizzare.(noe
Acetosa
La sua pianta ha fusto eretto di colore rossastro ed è costituita di assolato di potassio, acido ossalico, ferro, clorofilla, vitamina C .Le parti utilizzabili sono le foglie ed i fusti freschi, oltre le radici, ha sapore acidulo, mentre i germogli hanno gusto agrodolce. L’acetosa appartiene alla famiglia delle Poligonacee, come la bistorta e ed il romice, la si trova nei campi assai facilmente e si masticano le foglie dal gusto asprigno. Si usa come componente nelle zuppe e nei tortini d’erbe per esaltarne i sapori, negli aperitivi ed insieme alle insalate primaverili, ma non se ne deve abusare. Non è sopportata da tutti, in particolare i gottosi, i reumatici ed i soggetti predisposti a litiasi (formazioni di calcoli) e coloroche soffrono di iperacidità gastrica. Le sue foglie vengono usate per strofinare le parti del corpo colpite dall’acido delle ortiche, viene inoltre utilizzata per la cura dell’acne giovanile e per le punture di insetti. L’acetosa vive in luoghi erbosi in montagna ed in pianura, la sua raccolta è consigliata nel mese di maggio, prima della sua piena fioritura.
Ricetta: trote al forno con germogli di acetosa: Raccogliere i germogli dell’acetosa e farne uno strato in una teglia imburrata, cospargerli con pangrattato mescolato con aglio, prezzemolo tritato e foglioline di timo serpillo, Formai de Mut stagionato e grattugiato, sale q.b.. Far rosolare un poco di burro e salvia ed unirlo al tutto, prendere alcune trote, pulirle, diliscarle e farne delle fettine da adagiare sopra un parte del composto di acetosa e ripetere l’operazione fino all’ultimo strato che dovrà essere di acetosa. Infornare per circa 20 minuti a temperatura 180° e quindi servire.
Aparine
Ovvero Gallium aparine:. Pianta gracile e molle,assai invadente che si sostiene agli arbusti vicini tramite i suoi aculei ad uncino. Ha fiori bianchi, poco appariscenti, posti all’ascella delle foglie con altezza che può raggiungere i 150 cm. Si racconta che un tempo nella pastorizia venissero raccolti i suoi fusti in fascette per rendere più chiaro il latte, i suoi frutti invece venivano adoperati quale succedaneo del caffè con la radice torrefatta che sostituiva la cicoria.Questa pianta ha proprietà diuretiche ed è utilizzata in caso di circolazione sanguinea rallentata preparandone un decotto. Decotto: far bollire una manciata di aparine fresca in un litro di acqua per circa 10 minuti, si lascia a riposo per circa 15 minuti in una pentola coperta e poi si filtra, consumare una o due tazze al giorno. Il succo fresco, o un cataplasma di foglie fresche triturate applicate su una ferita pare possa arrestare l’emorragia. E’ costituita da glucosidi, ha sapore ed odore debole, si può utilizzare in cucina quando la pianta è ancora giovane tutta intera, ma dopo, solo le foglie della rosetta basale.Una contorno col formaggio fritto: preparare una pastella con uova, farina bianca e latte q.b. onde ottenere un composto molle ma non liquido, aggiungere dei germogli di aparine tritati finemente. Procurare del Formai de Mut e tagliarlo a fette ed immergerlo nella pastella e poi nel pangrattato, mettere in olio bollente fino alla doratura, servire con salsa piccante a piacere.(noe)